lunedì , 16 ottobre 2017
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dieta paleolitica

La dieta paleolitica per i malati di diabete

Può una dieta migliorare le condizioni dei pazienti affetti da diabete di tipo 2? La risposta è sì ed è stata dimostrata da una ricerca effettuata dal Dipartimento di Medicina e dell’Istituto di Scienze Cliniche e Traslazionali dell’Università della California.

Si tratta di una ricerca portata avanti su un bacino di pazienti di età compresa fra i 50 e i 69 anni, che ha dimostrato i benefici della dieta dei cacciatori raccoglitori sulle persone malate di diabete. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale European Journal Clinical Nutrition e ha dimostrato come questa tipologia di alimentazione somministrata per un periodo di tempo contenuto sarebbe in grado di controllare significativamente la produzione di glucosio e stabilizzare il profilo lipidico e di migliorare la sensibilità all’insulina.

Sappiamo che i pazienti che soffrono di diabete di tipo 2 mostrano una serie di disordini di tipo metabolico quali la resistenza all’insulina, la dislipidemia, l’ipertensione e anche la coagulopatia. I meccanismi di base di queste patologie non sono ancora stati chiariti, ma è noto che nella loro comparsa giocano un ruolo importante i fattori ambientali e sicuramente l’alimentazione.

Di base, l’eccesso di calorie va ad aumentare l’adiposità e anche la resistenza all’insulina e componenti dietetici quali il fruttosio, i carboidrati, i grassi saturi le vitamine e i sali minerali possono influenzare notevolmente questi processi. A seguito di queste considerazioni, gli studiosi hanno quindi dedotto che la dieta occidentale, ricca di derivati del latte, di carni processate e di cereali raffinati, aumenta l’incidenza del diabete di tipo 2 e si propone come la base per la comparsa dell’ipertensione, dell’aumento dei trigliceridi e anche del colesterolo nel sangue.

Quali possono quindi essere i benefici della dieta paleolitica? Lo studio ha impiegato come base una dieta paleolitica suddivisa in sei pasti, ovvero la colazione, il pranzo e la cena più tre spuntini da effettuare nel corso della giornata. La dieta paleo è stata quindi bilanciata con macronutrienti, in particolare con il 21% di proteine, il 14% di grassi e il 65% di carboidrati. La dieta così composta è stata confrontata con una dieta ‘canonica’ proposta dall’Associazione Diabetica Americana che prevedeva il 23% di proteine, il 15% di grassi e il 62% di carboidrati, la quale era stata integrata con cerali integrali, legumi, una leggera quantità di sale e una moderata porzione di latticini magri.

I pazienti sono stati quindi suddivisi in due gruppi ed è stato loro richiesto di seguire queste due tipologie di alimentazione. Il gruppo che ha seguito la dieta proposta dall’Associazione Diabetica Americana ha mostrato un giovamento nei valori metabolici, ma i soggetti che hanno seguito la dieta paleolitica ritoccata hanno potuto godere di benefici maggiori. In particolare, i pazienti hanno registrato una notevole riduzione del glucosio plasmatico a digiuno, della fruttosamina, dei trigliceridi e del colesterolo e hanno registrato una minore sensibilità all’insulina.

Entrambi i gruppi hanno beneficiato di un calo del peso corporeo pari a una media di 2.1 Kg-2.4kg e la dieta paleo ha dimostrato di essere più povera di sodio, ma molto più ricca di minerali preziosi come il potassio, di antiossidanti importanti per contrastare le infiammazioni e di fibre per migliorare il transito intestinale.

In definitiva, la dieta paleolitica era composta in maggior parte da carne magra, ovvero da vitello, pollo. Il pesce, la frutta, i vegetali, uova, l’olio di canola, i semi oleosi e il miele si sono proposti come gli altri componenti del piano alimentare, il quale escludeva tutti i cibi raffinati e i latticini, ovvero i cibi dell’era moderna.

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