giovedì , 7 dicembre 2017
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La dieta mediterranea a rischio: sta scomparendo

La dieta Mediterranea è a rischio estinzione e purtroppo le nuove generazioni non si impegnano abbastanza per salvaguardare questo patrimonio nazionale.

A ribadirlo sono molti studiosi, ma colpisce anche leggere le parole della scrittrice canadese Jeannie Marshall, autrice del volume The Lost Art of Feeding Kids: What Italy Taught Me about Why Children Need Real Food.

Jeannie vive a Roma da molti anni con il figlio, che sta cercando di educare seguendo i principi della dieta Mediterranea, un universo che lei ha scoperto in età adulta e che desidera condividere con la propria famiglia.

Le parole della scrittrice sono molto intense e raccontano come il nostro paese stia abbandonando le pratiche della dieta Mediterranea, considerata come la migliore nel mondo in quanto leggera, ben bilanciata e ricca di nutrienti, per seguire un modello di occidentalizzazione che porta le persone a consumare cibi che sono identici in ogni parte del mondo.

La colpa va ricercata innanzitutto nella scarsa volontà dei genitori di proporre alimenti sani e nella sempre più frequente proposta dei fast food che vendono cibi spazzatura ad un prezzo davvero stracciato.

Mentre un tempo i bambini dovevano aspettare la domenica o un evento speciale per consumare una crostata fatta in casa, oggi possono disporre di surrogati industriali come le merendine, che consumano una o più volte al giorno, mentre al posto della buona pasta con pomodoro e basilico vengono proposti cibi ‘junk’ come gli hamburger fritti, le patatine, le alette di pollo.

Tutti questi snack non rappresentano un vero e proprio pasto, ma un surrogato dello stesso, dove abbondano i grassi idrogenati e il contenuto di sale nascosto si presenta elevatissimo.

La scrittrice canadese punta il dito e lo fa con grande stile sull’educazione dei bambini, sottolineando che l’Italia ha una media percentuale di persone obese di 1 su 10 nei soggetti adulti, quindi bassissima rispetto alla media mondiale, ma la media si eleva a 1 su 3 nel caso dei bambini.

Ciò accade perché i bambini non vengono educati ai sapori mediterranei, quindi quando cresceranno non potranno auto-educarsi alla scoperta del buon cibo se non in pochi e sporadici casi. Il tutto è dovuto all’educazione dei sapori, in quanto un bambino cresciuto ad hot dog e patatine difficilmente potrà comprendere la bontà di un passato di verdure aromatizzato con parmigiano fresco e condito con un cucchiaio di olio di oliva a crudo.

La scrittrice canadese si rammarica quindi a ragione, in quanto vede attorno a sé svilupparsi una realtà dove bambini che avrebbero la possibilità di crescere sani, acculturati e già pronti a gustare anche piatti più difficili e complicati, vengono in realtà nutriti con cibi approssimativi, con grandi quantità di alimenti industriali e abituati a frequentare ristoranti che propongono menu baby a base di patatine e hamburger.

Si tratta di un vero peccato e, al di là delle parole dell’autrice, molte sono le proiezioni che vedono far scomparire la dieta Mediterranea a favore di una cultura alimentare sempre più occidentalizzata.

Si tratta di un aspetto fortemente negativo, non solo perché con il tempo può perdersi una tradizione alimentare rispettosa della terra e ricca di valore nutrizionale, ma anche perché i danni nei confronti della salute delle persone possono essere molto elevati e altamente problematici.

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